
Prima dell'attuale Chiesa, quasi nella stessa area, esisteva un'antichissima chiesetta, sempre dedicata a N.S. de Sa Itria, che è stata abbattuta nel 1903 per far posto alla nuova e più spaziosa costruzione.
Unico ricordo della vecchia chiesa sono la campana, la piccola statua della Madonna e la perimetrazione sul terreno di antiche tracce di muratura a croce greca.
La campana e la piccola statua sono custodite attualmente all'interno della nuova chiesa.
Sulla vecchia chiesa non si hanno notizie scritte ma da vari racconti frammentari si apprende che la chiesetta era completamente coperta di edera, aveva solo due piccole finestre quadrate ai lati del piccolo altare ed una piccola finestra rotonda sulla porta di ingresso.
Era costruita in bloccaggio non squadrato di granito (perda minuja) e fango.
Aveva l'aspetto di una vecchia casa di paese, molto simile ai vecchi "muristenes" con il tetto in tavolato di legno e canne, con tegole crude fatte a Lodine, di aspetto ormai cadente e malandato.
Sul fianco, di fronte a "sa serra de Istelathe", sporgeva un piccolo tronco di quercia al quale era appesa la vecchia campana che si conserva ancora.
Tutti i ricordi orali concordano nella descrizione dell'esterno: una muratura a vista, senza intonaco, fatta con "perda minuja" e fango, coperta completamente di edera, che lasciava libero solo lo spazio della porta e delle piccole finestre.
Sull'interno i racconti sono ancora più vaghi: un interno buio, illuminato solo dalle piccole finestre e, le sere della novena e della festa, da una serie di lampade ad olio "handelas a battor pithos", come si usava nelle case di Gavoi.
Era imbiancata con calce e negli ultimi anni dell'800 il colore era azzurrino "oltremare", usato a Gavoi fino alla metà degli anni '50 in tutte le case. Non aveva quindi, secondo molti, alcun particolare pregio artistico.
Ma prima dell'imbiancatura con calce e "oltremare", secondo il racconto orale, esistevano nella piccola cappella dell'altare delle pitture e delle iscrizioni incomprensibili.
Le pitture raffiguravano, sempre secondo i racconti orali, delle figure "hintos de Mussennore" e le iscrizioni non si capivano perché fatte con lettere di un alfabeto diverso dal nostro.


